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All'ombra di Washington
B.C. Poco più di 50 anni fa, nel luglio 1944, venivano create le due «istituzioni di Bretton Woods», dal nome della borgata del New Hampshire, negli Stati uniti, che aveva ospitato i negoziati portati avanti da 44 stati nell'ambito della Conferenza monetaria e finanziaria internazionale delle Nazioni unite (1). Mezzo secolo dopo, le missioni di queste istituzioni non hanno più nulla a che vedere con quelle che erano state originariamente loro affidate. Questa evoluzione è dovuta alle trasformazioni del contesto economico e monetario internazionale e, soprattutto, a partire degli anni '80, al successo crescente dell'ideologia neo-liberista sotto l'egida di Washington. Di fatto, anche se entrambi riuniscono attualmente 182 membri, sia il Fondo monetario internazionale (Fmi) che la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Bird) - nome originario di quello che poi è diventato il gruppo della Banca mondiale (2) - sono posti sotto la stretta tutela del dipartimento del tesoro Usa. Un sistema che va sotto il nome di «consenso di Washington» (3): queste due organizzazioni, formalmente multilaterali, difendono in realtà interessi unilaterali. Di qui la grave crisi di legittimità che stanno oggi attraversando. Gli accordi di Bretton Woods avevano istituito un sistema di parità fissa tra le monete, e ogni stato firmatario aveva l'obbligo di assicurare la convertibilità della propria valuta e di difenderne la parità - espressa in oro o in dollari statunitensi - con margini di fluttuazione dell'1%. Era il sistema del tallone aureo, che si basava sulla parità fissa del dollaro rispetto all'oro. La missione principale dell'Fmi era di controllare e di gestire questo sistema, fondamento dello sviluppo del commercio internazionale, considerato a sua volta il motore della crescita... Gli Stati uniti, preoccupati di aprire allo loro merci il maggior numero possibile di mercati, intendevano prevenire ogni velleità protezionista nell'Europa devastata dalla guerra. La seconda funzione dell'Fmi consisteva nel concedere finanziamenti a breve termine agli stati membri con deficit temporanei nelle loro bilance dei pagamenti. La Banca mondiale aveva una missione complementare: promuovere la ristrutturazione delle economie del dopo-guerra attraverso prestiti destinati al finaziamento di progetti di sviluppo. All'origine, i fondi dell'Fmi e i prestiti della Banca mondiale furono quasi esclusivamente utilizzati dai paesi europei. Ma questa situazione sarebbe stata stravolta da due decisioni statunitensi. Prima, nel 1948, l'istituzione del Piano Marshall, che si sostituì alla Banca per la ricostruzione dell'Europa, lasciandole come campo d'azione essenzialmente il terzo mondo; poi, nel 1971, la decisione del presidente Richard Nixon di porre fine alla convertibilità del dollaro in oro che, due anni dopo, avrebbe portato alla fluttuazione generalizzata delle monete. L'Fmi, privato del suo obiettivo principale, si è concentrato su quello secondario: il finanziamento dei deficit della bilancia dei pagamenti e, a partire dagli anni '80, la ristrutturazione delle economie fortemente indebitate, attraverso i programmi di aggiustamento strutturale (Pas). L'unica finalità dei Pas è di assicurare il rimborso del debito. Le crisi finanziarie degli anni '90 (Messico, Thailandia, Indonesia, Corea, Russia, Brasile), che, contrariamente alle precedenti, erano state determinate dai prestiti concessi da creditori privati, ha ufficializzato il ruolo dell'Fmi in quanto «scialuppa di salvataggio» degli investitori, poiché i suoi «piani di salvataggio» puntano a salvare gli investimenti degli istituti finanziari dei paesi sviluppati, facendo pagare il conto alle popolazioni dei paesi dove quelli in precedenza avevano realizzato affari sostanziosi. L'Fmi impiega 2700 persone e la Banca mondiale 8000; i loro rispettivi bilanci di gestione sono di 575 milioni e di 1 miliardo di dollari. Le strutture delle due istituzioni riflettono l'egemonia dei paesi sviluppati (4) e, al loro interno, quella degli Stati uniti. Se è vero che riuniscono entrambe 182 stati, i cui rappresentanti formano il Consiglio dei governatori, è pur vero che le decisioni vengono prese da quegli otto stati che detengono un seggio permanente - sui 24 complessivi - all'interno del consiglio di amministrazione e del comitato monetario e finanziario internazionale (per l'Fmi), del consiglio degli amministratori (per la Banca mondiale) e del comitato dello sviluppo, comune alle due istituzioni: nell'ordine, in base al loro potere di voto, Stati uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina, Arabia saudita. La Russia, in realtà, non ha attualmente alcun ruolo. Il potere di voto è fissato in proporzione alle partecipazioni finanziarie, sorta di contributi versati dagli stati (Fmi) o della percentuale di capitale sottoscritto (Banca mondiale), il che si traduce, per gli Stati uniti, in un 17,87% dei voti per Washington. Siamo ben lontani dalla maggioranza, potremmo pensare. Errore: le decisioni importanti in seno all'Fmi (che attraverso la propria approvazione dà il via libera alle altre fonti di finanziamento) richiedono una maggioranza qualificata dell'... 85%. Il che dà agli Usa un potere discrezionale che non è mai stato contestato dagli europei. Quanto ai membri della zona euro, che controllano complessivamente il 22,66% delle partecipazioni, cioè il 7,66% in più della minoranza di blocco, non hanno mai avuto l'idea di servirsene per promuovere politiche diverse da quelle del «consenso di Washington». B.C. note: (1) La Carta delle Nazioni unite è stata firmata un anno dopo, il 26 giugno 1945, ed è entrata in vigore il 24 ottobre dello stesso anno. Ma il termine Nazioni unite, la cui paternità va attribuita al presidente Franklin D.Roosevelt, appariva già nella «Dichiarazione delle Nazioni unite» del 1° gennaio 1942, con la quale 26 nazioni si erano impegnate a promuovere assieme la guerra contro le potenze dell'Asse. (2) Oltre alla Bird, il gruppo della Banca mondiale comprende l'Associazione internazionale per lo sviluppo (Ais), istituita nel 1960; la Società finanziaria internazionale (Sfi), istituita nel 1956; e l'Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (Amgi), creata nel 1988. (3) L'Fmi e la Banca mondiale hanno sede nella capitale federale degli Stati uniti. Cfr. Moises Naòm, «Il consenso di Washington colto in fallo», Le Monde Diplomatique/il manifesto, marzo 2000. (4) Il direttore generale dell'Fmi è tradizionalmente un europeo (il direttore attuale è il tedesco Horst Köhler, succeduto quest'anno al francese Michel Camdessus) e il presidente della Banca mondiale un americano (il direttore attuale è James D. Wolfensohn). (Traduzione di A.M.M.) |
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