Sommario
1. Fenomeni
diversi
2. Analoga
spiegazione
3. Il «caso» e la
«necessità»
4. Il controllo dei
fenomeni
5. Capire i sistemi
combinatori. Regole micro e macro
6. La teoria dei
sistemi combinatori
7. Un po’ di ordine.
Tipologia di sistemi combinatori [1 - sistemi di accumulazione, 2 - sistemi di diffusione, 3 - sistemi di inseguimento, 4 - sistemi d'ordine, 5 - sistemi di miglioramento e progresso]
8.
Il valore euristico
della teoria dei sistemi combinatori
1 - Fenomeni
diversi
Tanto all’uomo comune quanto
allo scienziato si presentano numerosi fenomeni che spesso non trovano
una facile o convincente spiegazione. Eccone un breve campionario.
perché si formano i sentieri nei campi? Per
quale ragione una moda sorge rapidamente e poi, altrettanto
repentinamente, scompare? Come mai alcune panchine nel parco o alcuni
muri sono ricoperti di graffiti mentre altri vicini appaiono immacolati?
Come nasce una faida? Si può interrompere? perché nella Pavia medievale,
in circa 200 anni, sono sorte oltre 150 torri, tutte simili, senza
funzione apparente se non quella simbolica? Come giustificare la nascita
di una nuova specie? perché in alcuni tratti di autostrada si formano le
pericolosissime carreggiate mentre in altri l’asfalto, che pure ha la
stessa consistenza, sembra resistere ad ogni
sollecitazione?
Quante volte c’è capitato di assistere allo
scoppiare dell'applauso dopo l'incertezza iniziale e perché altre volte,
invece, nelle stesse condizioni, l’applauso non è sorto? Come
giustificare l'insediamento dei nuclei urbani e industriali in aree
circoscritte (Valenza per la gioielleria, Silicon Valley per i Chip,
Como per la seta, ecc.)? Quali ragioni giustificano il mantenimento
degli idiomi e delle inflessioni dialettali anche in aree ristrette?
perché in alcuni siti si formano spontaneamente cumuli di immondizia?
perché le innovazioni industriali si diffondono rapidamente? Cosa spinge
al miglioramento continuo della qualità dei prodotti? perché si
inseguono i record (il grattacielo più alto, l’aereo più veloce,
l’orologio più complicato saranno presto superati). perché nelle sale in
cui sono presenti numerose persone si forma un brusio di fondo che
spinge tutti a parlare con voce sempre più alta? perché i limiti di
velocità ed i divieti di sosta vengono invariabilmente ignorati
nonostante una rigida repressione? Come si forma l’ordine spontaneo
nelle sale da ballo quando viene suonato un valzer? perché dopo qualche
momento iniziale di disorientamento, senza alcuna regia apparente,
l’intera pista sembra animata da un moto circolare? Come si forma e si
mantiene l’ordine di volo di uno stormo di uccelli, così compatto da
apparire come un organismo unico, dotato di moto proprio? E che dire del
movimento di un branco di elefanti in fuga, una terribile massa
distruttrice? Ma ecco, ancora, il quasi miracoloso comportamento delle
formiche che formano lunghe file ordinate o quello delle termiti che,
portando ciascuna un granello di sabbia, arrivano a costruire archi
perfetti. O, ancora, quali meccanismi sono seguiti dalle ballerine del
Can Can al Moulin Rouge per mantenere l’allineamento? perché in
Inghilterra tutti si dispongono in coda mentre in altri paesi «latini»
si attende il turno disordinatamente? Come potevano gli opliti formare e
mantenere ordinata una falange macedone? Apparentemente più semplice è
la spiegazione della ola allo stadio che trasforma un insieme
disordinato di spettatori in un’onda che percorre più volte l’intero
stadio.
Potremmo proseguire; il breve campionario
presentato può essere, però, sufficiente per avviare la ricerca di un
modello di spiegazione comune, fondato su un pensiero sistemico
(system thinking) appropriato: "In un modo o nell'altro, siamo
obbligati a trattare, in tutti i settori della conoscenza, con delle
complessità, con degli "interi", con dei "sistemi". E questo implica un
riorientamento di base del pensiero scientifico.".
2 - Analoga
spiegazione
Nonostante le differenze specifiche, i
fenomeni indicati nel precedente paragrafo - molti dei quali sono "a
senso unico", non ripetibili o riproducibili - possono tutti essere
descritti e spiegati ricorrendo al modello, semplice quanto generale,
dei sistemi combinatori
. Per
arrivare a costruire tale modello, cerchiamo di riconoscere i caratteri
comuni di tutti quei fenomeni.
Innanzitutto, è immediato osservare che essi derivano, o
sono provocati, dall’azione di una pluralità di elementi (collettività
società, insieme, ecc.). I graffiti sono apposti da una molteplicità di
persone che, giorno dopo giorno, incidono o scrivono nomi, detti, sigle
e messaggi; così pure un mucchio di immondizia è il risultato di
numerosi atti di abbandono di rifiuti; la falange macedone è composta da
un numero elevato di opliti; le carreggiate in autostrada sono il
risultato del passaggio di chissà quanti autotreni; i record sono
raggiunti e superati dall’azione, a volte, di migliaia di atleti che,
pur in tempi e in luoghi diversi, competono nella stessa disciplina; un
branco di elefanti che fugge, una nuvola di pesci, uno stormo di uccelli
sono formati da numerosi esemplari; un applauso non scoppia, e il brusio
in una sala non si forma, se non vi è una concentrazione sufficiente di
presenti. Anche le mode e le epidemie si possono diffondere solo
nell’ambito di una collettività.
Riconosciamo, dunque, che si tratta di
fenomeni derivanti dall’azione di una collettività che, comunque sia
formata, denomineremo base
del sistema. L’azione collettiva che attribuiamo alla base (percorso di
uno stesso sentiero o di uno stesso tratto autostradale, ola allo
stadio, danza circolare dei ballerini in una sala da ballo, sosta sulla
stessa panchina e incisione, e così via) si denomina macro comportamento del sistema.
I suoi effetti osservabili (sentiero, carreggiate in autostrada, onda
che percorre lo stadio, moto rotatorio, nuvola di graffiti, diffusione
di un genere di moda, ecc.)
si definiscono i macro
effetti del sistema.
Ma come si può formare il brusio in una
sala se i singoli presenti non parlano tra loro? Come può nascere un
applauso se i singoli spettatori non applaudono? E come si trasmette una
moda se i singoli appartenenti alla collettività non sviluppano atti di
imitazione? Se la nuvola di graffiti deriva da una pluralità di persone
essa è pur sempre formata da singoli graffiti.
Ecco una seconda osservazione: i macro
comportamenti, e i correlati macro effetti, derivano dall’azione
collettiva della base in quanto ciascuno dei suoi elementi pone in atto
un distinto comportamento, un micro comportamento, che può produrre
un effetto particolare, un micro effetto.
Rileggiamo alcuni fenomeni impiegando
la terminologia appena introdotta.
Una coppia di individui (elemento)
parla (micro comportamento) con un dato livello di voce (micro effetto).
La sala affollata (base) di persone vocianti (macro comportamento)
sviluppa un brusio di fondo (macro effetto).
Un portatore di influenza (elemento)
entra in contatto con altre persone (micro comportamento) e diffonde il
virus (micro effetto) e in una popolazione (base) di persone che
interagiscono (macro comportamento) presto si sviluppa un’epidemia
(macro effetto).
Molti individui (base) attraversano un
campo (macro comportamento); ciascun individuo (elemento) attraversando
(micro comportamento) calca l’erba (micro effetto) così che di forma il
sentiero (macro effetto).
E’ un utile esercizio considerare anche
gli altri fenomeni in termini di micro e macro comportamenti .
Per interpretare compiutamente i
fenomeni collettivi dobbiamo, però, compiere un terzo passo: individuare il
meccanismo che lega tra loro i micro e i macro comportamenti oppure i
micro e i macro effetti.
Per comprendere in modo agevole tale
meccanismo, consideriamo ancora il fenomeno del formarsi del brusio in
una sala affollata. Da cosa è formato il brusio? Dal livello di voce
tenuto dai presenti nel parlare tra loro. Ma perché i presenti parlano a
voce alta? perché c’è il brusio. Se il brusio cresce, i presenti, per
farsi udire dai loro interlocutori, devono alzare la voce. Ma questo fa
crescere il brusio che impone ai presenti di alzare ancor più la voce,
che aumenta il brusio e costringe i presenti, ecc. ecc. Il brusio è
formato dal livello di voce dei parlanti ma il livello di voce dipende,
a sua volta, dal brusio.
In termini
equivalenti, il macro effetto (brusio) derivante dal macro comportamento
(chiacchierio collettivo) dipende dal micro effetto (livello di voce)
prodotto dal micro comportamento (parlare tra coppie). Reciprocamente,
il macro comportamento (scambio di informazioni tra i presenti) e il
macro effetto (brusio) influenzano i micro comportamenti (tentativi di
comunicazione) e i micro effetti (livello di voce).
Questa mutua dipendenza tra micro e macro
comportamenti (o loro effetti) può essere definita feedback micro-macro e
rappresentata nel modello di figura 1.
Nel processo di trasmissione di una lingua
nell'ambito di una popolazione, ogni genitore trasmette ai figli la
lingua madre (micro comportamento) e i figli l'imparano (micro effetto).
La popolazione parla (macro comportamento) la lingua madre (macro
effetto) e costringe le famiglie a insegnare quella lingua ai figli. Il
feedback è evidente.

Fig. 1
- Feedback micro-macro
Riconoscere l’esistenza di un feedback
micro-macro è indispensabile per interpretare i fenomeni collettivi come
derivanti da un sistema combinatorio.
In altri termini, perché si possa
individuare un sistema combinatorio, non è sufficiente descrivere un
fenomeno in termini di micro e macro comportamenti (o effetti); è necessario anche riconoscere la
mutua dipendenza tra gli aspetti micro e quelli macro.
Dalla sussistenza del feedback
micro-macro deriva, pertanto, una conseguenza essenziale: il macro
comportamento del sistema non può essere considerato una semplice somma
di micro comportamenti dei suoi elementi (o di loro effetti); il
feedback micro macro genera macro comportamenti (o effetti) “emergenti”
attribuibili ad all’unita’.
E’ immediato verificare come tutti i
fenomeni indicati nel primo paragrafo possono essere rappresentati con
lo stesso schema indicato in figura 1.
In figura 2 raffiguriamo il fenomeno
del brusio che si origina in una sala affollata.

Fig. 2
- Feedback voce-rumore
Il feedback micro-macro da cui deriva
il fenomeno della diffusione dell’influenza è indicato in figura
3.

Fig. 3 - Feedback
contagio-epidemia
La figura 4 evidenzia, invece il
feedback da cui trae origine il fenomeno del formarsi di un
sentiero.

Fig. 4 - Feedback da cui si
origina un sentiero
La figura 5 illustra il feedback micro
macro che genera il fenomeno della formazione di un cumulo di
immondizia.

Fig. 5 - Feedback da cui si
origina un mucchio di immondizia
Le ballerine del Can Can ruotano
singolarmente in modo coordinato formando una fila che ruota
unitariamente. La figura 6 indica come tale fenomeno derivi dal feedback
micro-macro tra rotazione della singola ballerina e rotazione della
fila.

Fig. 6 - Feedback da cui si
origina un moto rotatorio
Senza il riconoscimento del feedback
micro-macro non è possibile attribuire un dato fenomeno collettivo ad un
sistema combinatorio.
Ecco un esempio: «Vietato appoggiare i
piedi alla parete», era scritto su un cartello affisso ben in evidenza
in ogni sala del museo. Eppure ... un insieme di impronte deturpava, in
modo continuo, il muro; segno dell’inciviltà dei visitatori che si
appoggiavano ad esso per ammirare i quadri e, per stare più comodi,
premevano la suola sulla parete. Siamo in presenza di un sistema
combinatorio? La risposta è negativa, in quanto il riprovevole micro
comportamento di ciascun visitatore può ritenersi del tutto indipendente
dal numero di impronte di sporcizia sul muro. Quella nuvola di impronte
non è l’effetto macro di alcun sistema combinatorio per insussistenza di
feedback tra i micro comportamenti individuali e quell’effetto
collettivo.
3 - Il
«caso» e la «necessità»
Nel paragrafo precedente abbiamo
evidenziato le tre caratteristiche necessarie per la sussistenza di
qualsivoglia sistema combinatorio: (1) attuazione di micro comportamenti
individuali, (2) sviluppo di macro comportamenti collettivi e (3)
esistenza di un feedback tra micro e macro comportamenti (o tra loro
effetti micro e macro).
Pur essendo fondamentali, esse non sono
però sufficienti a farci comprendere il processo di formazione dei
fenomeni collettivi. Dobbiamo riconoscere un altro elemento essenziale:
la congiunta azione di «caso» e di «necessita».
perché mai in una sala affollata si
forma il brusio? perché qualcuno dei presenti «per caso» inizia a
parlare. Non si può sapere chi saranno coloro che parleranno per primi
ma perché il fenomeno del brusio si produca è indispensabile che un
certo numero minimo di presenti (densità minima) inizi «per caso» a
parlare. Il primo brusio che così si forma innesca il feedback
micro-macro che farà il resto. Il brusio si alzerà e i presenti
parleranno con voce più alta facendo alzare il brusio fino a quando un
fracasso assordante impedirà a molti di udire e di farsi udire (si è
raggiunta la densità massima di parlanti); alcuni smetteranno di parlare
e il brusio si abbasserà (il feedback agisce sempre) fino a quando,
ritornata un po’ di calma, riprenderanno a parlare.
La maggior parte dei fenomeni
collettivi si avvia quando «per caso» si raggiunge la densità minima
(cioè un dato livello di
attivazione, specifico per ogni diverso fenomeno: a volte è
sufficiente l’azione di un solo elemento; altre volte, tutti gli
elementi della collettività devono agire) e cessa quando si raggiunge
una densità massima (cioè un dato livello di
saturazione).
Arrivati alla densità minima, il
feedback micro-macro garantisce che il macro comportamento «di necessità» si avvii e si
sviluppi, alimentandosi dei micro comportamenti successivi e, nello
stesso tempo, condizionandoli. A volte, si osserva una dinamica
espansiva del macro comportamento (o dei suoi effetti); altre volte un
progressivo affievolimento, fino alla cessazione; altre, ancora, una
fluttuazione ciclica.
L'attività dei sistemi combinatori dipende, quindi, da
una congiunta azione di «caso» e di «necessità»; possono pertanto
essere anche denominati sistemi «caso-necessità»; in quanto
tali, si contrappongono ai sistemi organizzati che sono tipicamente
sistemi «causa-effetto»
.
Per renderci conto di come agisca il
binomio «caso-necessità»,
riprendiamo il sistema combinatorio che spiega lo sviluppo di
un’epidemia; appare evidente che se il primo individuo infetto non
entrasse in contatto con alcuno, il sistema combinatorio non si
avvierebbe; se per caso i
contatti con altri individui fossero frequenti, allora il sistema
avrebbe elevate probabilità di attivarsi. Quando il numero di infetti
supera la densità minima, l'epidemia di necessità si
sviluppa.
Consideriamo il sistema combinatorio
che spiega il formarsi della nuvola di graffiti su un muro o su una
panchina. É del tutto evidente che il primo graffito è apposto per caso da qualcuno che
desidera lasciare un segno-di-sè; se viene rimosso, il sistema non si
avvia; se viene lasciato, e se per caso altri aggiungono nuovi
graffiti, il sistema di
necessità porta alla formazione di una nuvola di
graffiti.
Ma ecco sorgere spontanea una domanda:
perché si sviluppano i micro comportamenti? perché sono influenzati dal
macro comportamento? In altri termini, perché può operare il feedback
micro-macro?
Il caso da solo non è mai
sufficiente ad avviare il macro comportamento; nei singoli elementi deve operare un fattore necessitante (un vincolo, una
regola, una condizione, una legge, un convincimento, ecc.) che imponga a
ciascuno di adeguare il proprio micro comportamento al macro
comportamento del sistema; al caso deve affiancarsi la necessità. Spesso tali fattori necessitanti derivano
dall'obbligo, dalla convenienza, dall'utilità, dalla volontà dei singoli
elementi; altre volte agiscono senza che gli individui ne siano
consapevoli.
La sussistenza di uno o più fattori necessitanti è indispensabile ma
non ancora sufficiente; occorre anche che il sistema sia in grado di ricombinare i micro
comportamenti (o i micro effetti) per produrre il macro comportamento (o
il macro effetto); nel sistema deve operare un fattore ricombinante così che,
tramite il feedback micro-macro, possa agire il fattore
necessitante.
Considerando anche i fattori necessitanti e ricombinanti, possiamo
modificare il modello di figura 1 in quello di figura 7.

Fig. 7 - Il caso e la
necessità
E’ questo un punto delicato ma è
necessario esserne consapevoli: per interpretare l'attività dei
sistemi combinatori occorre sempre comprendere la natura sia dei fattori
ricombinanti sia di quelli necessitanti perché, senza la congiunta
azione di tali fattori, non vi sarebbe feedback micro-macro e non si
produrrebbero i fenomeni che vogliamo spiegare.
Alcuni fattori necessitanti sono a
volte molto forti. Si pensi a quanto sia potente l’istinto di
sopravvivenza che, alla presenza di un pesce predatore, fa sorgere in
una colonia di piccoli pesci la necessità di nascondersi nel gruppo; se,
per caso, alcuni pesci in
fuga si avvicinano e formano una primo raggruppamento, l’istinto di
nascondersi (necessità) attira altri pesci e ben presto si arriva alla
formazione di una nuvola compatta; questa persiste fino a quando rimane
la minaccia del pesce predatore che rappresenta il fattore ricombinante;
se il pericolo di allontana, la nuvola presto si sfalda.

Fig. 8 - Fattore necessitante e
ricombinante
Perché le ballerine del Can Can
dovrebbero trovare necessario danzare allineate? Se non fosse
sufficiente la disapprovazione del pubblico per una fila che ruotasse
scompostamente, ci penserebbe il regista, se non addirittura
l’impresario teatrale, ad allontanare le ballerine che non imparassero a
tenere la sincronia.
E che dire della necessità di incidere
un graffito su una panchina? In questo caso il fattore necessitante è
molto debole ma chi di noi, la sera al parco, seduto in felice
compagnia, vedendo già una nuvola di graffiti, non si sentirebbe tentato
di allentare il freno imposto dall’educazione e di lasciare un segno di
sè?
Il sistema cento-torri-di-Pavia si è
avviato in quanto, dopo la costruzione della prima torre, per caso, altre famiglie, per
motivi di prestigio, hanno sentito l'esigenza o la convenienza di
imitare quel primo comportamento.
Si pensi, invece, al ben più elevato
grado di necessità di una famiglia di trasmettere ai figli il proprio
linguaggio (necessità consapevole) e la propria inflessione dialettale
(necessità inconspevole).
Il fattore necessitante può essere anche
naturale e agire in forma inconsapevole. Nel sistema della diffusione di
un’epidemia, l'azione necessitante non dipende dalla volontà del
portatore dell'agente patogeno di infettare altri individui quanto,
piuttosto, dal meccanismo operativo di aggressione del virus. Anche il
funzionamento del sistema combinatorio che origina la diffusione di una
specie animale o vegetale dipende da un fattore necessitante molto forte
(istinto di riproduzione) del quale probabilmente gli individui non sono
coscienti. Pure il sistema che porta alla formazione delle «carreggiate
in autostrada» dipende dalla necessità avvertita dai singoli camionisti
di non correre il pericolo di sbandare viaggiando al di fuori della
carreggiata e non certamente dalla convenienza a rinforzarla.
Anche il fattore ricombinante svolge un ruolo
fondamentale. Se la collettività, in qualche forma, non è in grado di
«combinare insieme» i micro comportamenti (o i loro effetti), il
feedback micro-macro non può agire.
L’effetto ricombinante deriva,
solitamente, dall’ambiente in cui la base opera; altre volte da
convenzioni o da vincoli esterni al sistema.
Si pensi a quanto sia diverso l’effetto
ricombinante del passaggio di autotreni per formare le carreggiate in
autostrada a seconda che il tratto di strada sia rettilineo o a curve.
In un ambiente ampio è molto più semplice disperdere a caso i propri
rifiuti che non accumularli. In un territorio a bassa densità abitativa
è più difficile che scoppi un’epidemia; anche l’azione di prevenzione
tramite vaccinazione diffusa e la possibilità di un rapido
riconoscimento dell’infezione, unitamente all’abbondanza di farmaci
adeguati, rendono molto debole l’effetto ricombinante di tale
sistema.
Per completare questa breve
illustrazione della logica dei sistemi combinatori appare necessaria
un’ultima osservazione:
domandiamoci per quale ragione i singoli elementi del sistema arrivano a
porre in atto i loro micro comportamenti pur sapendo a volte che essi
possono originare effetti globali indesiderati, dannosi, a
volte addirittura catastrofici? Per quale ragione si continua a parlare
la propria lingua quando l’inglese è tanto più utile? Cosa spinge gli
elefanti che fuggono in branco a dirigersi verso il crepaccio così da
precipitare tutti, con un intuibile esito disastroso? perché le imprese
continuano ad aumentare la produttività nella certezza di ridurre i
posti di lavoro e di creare tensioni sociali?
La risposta deve essere ricercata nel
meccanismo secondo il quale i singoli elementi del sistema attuano il
loro micro comportamento; ogni elemento, infatti, non conosce (in
genere) il macro comportamento del sistema; agisce unicamente sulla base
di informazioni circa il micro comportamento di pochi altri elementi che
può osservare direttamente. Ogni individuo agisce sulla base di
un’informazione incompleta
circa il macro comportamento collettivo e limitata al micro comportamento
di un ristretto numero di altri elementi.
Le imprese non vogliono ridurre la loro
efficienza produttiva rispetto alle altre dello stesso settore che sono
in vantaggio (informazione limitata); se un’impresa cerca di aumentare
la produttività con introduzione di robot (input dovuto al caso), e se
altre imprese la imitano (informazione limitata), allora il sistema si
avvia e il feedback micro-macro garantisce che presto tutte le imprese
adotteranno robot simili, con un aumento della produttività.
Chi parla in una sala affollata non
pensa che se stesse zitto il brusio diminuirebbe ma, per farsi udire dal
proprio interlocutore (informazione limitata), grida ancor di
più.
L’elefante che fugge, in mezzo al
branco, non pensa al branco in fuga (informazione incompleta) ma al
fatto che stiano fuggendo l’elefante che lo precede e gli altri che
corrono al suo fianco (informazione limitata).
Chi spaccia droga non pensa agli
effetti catastrofici della diffusione (informazione incompleta) ma
solamente (informazione limitata) al proprio bisogno (fattore
necessitante tra i più intensi) ed ai potenziali acquirenti.
Le singole ballerine del Can Can non
ruotano guardando la fila che ruota (informazione incompleta) ma tengono
l’allineamento con la capofila (informazione limitata).
I sistemi combinatori si possono, per
questo, considerare sistemi che operano sulla base di informazione incompleta e
limitata.
4 - Il
controllo dei fenomeni
Abbiamo osservato come per comprendere
i meccanismi operativi di un sistema combinatorio sia indispensabile
riconoscere i fattori necessitanti e ricombinanti che sorreggono il
feedback
micro-macro.
Nel fenomeno della formazione del
sentiero, ad esempio, il fattore necessitante potrebbe essere
rappresentato dal desiderio di non sporcarsi le scarpe; perciò, vedendo
l’erba appena calcata (informazione limitata), il passante segue la
traccia; il fattore ricombinante è costituito dalla presenza di erba che
rimane calpestata e dalla frequenza di passaggio dei vari pedoni. Se il
terreno fosse sassoso e il passaggio a bassa frequenza, nessun sentiero
si formerebbe.
Questo esempio ci consente un’ultima importante
considerazione: se il sentiero fosse considerato utile, in quanto
indica una corretta direzione e un facile attraversamento del prato,
potrebbero essere posti dei segni rossi o anche dei paracarri, e
potrebbe intervenire la pubblica amministrazione per allargare la
traccia, per asfaltarla, così che il sistema combinatorio si
istituzionalizzerebbe. Ipotizziamo, invece, che il sentiero attraversi
un prato di un agricoltore che veda in quel macro effetto un danno per
il raccolto. In questa ipotesi è facile immaginare le diverse azioni a
difesa della proprietà, la più drastica delle quali potrebbe essere
quella di cintare il campo con un muretto. Il sistema combinatorio
cesserebbe, così, di operare.
Ecco perché, apparentemente, alla
presenza di condizioni analoghe (collettività, singoli, fattori
necessitanti e ricombinanti) i fenomeni si possono presentare con
dinamiche alquanto diverse. In alcune circostanze l'ambiente «rinforza» il sistema (o i suoi
macro comportamenti, o i derivati macro effetti) in quanto sono ritenuti
utili; altre volte, invece, il sistema subisce un'azione volta
all'indebolimento del macro comportamento o dei macro effetti, fino ad
arrivare a scomparire.
Riprendiamo il sistema dei «graffiti» e
supponiamo che, anzichè da incisioni permanenti sul legno della
panchina, questi siano ora rappresentati da scritte di vario colore. Se
le scritte fossero su un muretto di cinta in periferia, il sistema
apparirebbe molto resistente in quanto non si porrebbero in atto
interventi di indebolimento. Se le scritte apparissero sulla facciata di
una casa di lusso, le azioni di indebolimento sarebbero immediate in
quanto il portiere attuerebbe un’attenta sorveglianza e provvederebbe
all’eliminazione delle scritte appena lasciate. Vita ancora meno
durevole avrebbe il sistema graffiti che si sviluppasse su un monumento,
per esempio su una parete della Cappella Sistina; in questa ipotesi, il
sistema nemmeno nascerebbe per la preventiva apposizione del divieto di
scrivere sui muri affrescati, per la sorveglianza rigorosa che
porterebbe alla pronta rimozione della prima scritta, per l'effetto
deterrente esercitato dalla severa punizione prevista per il
trasgressore del divieto e, soprattutto, per la censura esercitata dagli
altri visitatori.
Grazie ad opportune azioni di rinforzo
e di indebolimento è allora possibile arrivare al controllo del sistema
combinatorio, cioè a far sì che il macro comportamento si conformi ad
uno desiderato.
I rinforzi e gli indebolimenti possono
agire sia sul macro comportamento (o sul macro effetto) per produrre un
controllo a livello macro, o
controllo esterno, sia sui micro comportamenti (e sui micro effetti) In
questo caso parleremo di controllo a livello micro o di
controllo interno.
E’ immediato comprendere come il
controllo a livello macro si consegua con rinforzi ed indebolimenti
attuati per modificare qualche fattore ricombinante. Quello a livello
micro agisce, invece, di norma sui fattori necessitanti.
La figura 7 può ora essere completata
come indicato nella 9.

Fig. 9 - Macro e micro controllo
di un sistema combinatorio
Supponiamo che una compagnia di
militari stia sfilando di fronte alle «Supreme Gerarchie» e che i
militari in parata siano preceduti da un ufficiale il cui compito è di
impartire le necessarie istruzioni per costringere i militari a
mantenere un perfetto allineamento, intervenendo con un opportuno ordine
non appena qualche elemento della compagnia abbandona l'allineamento
desiderato; si tratta, in questo caso, di un controllo esterno in quanto
le correzioni del macro comportamento sono provocate dalla dinamica di
quest'ultimo.
Supponiamo che l'Autorità, per
combattere la droga-che-dilaga, sviluppi una più intensa azione anti
spaccio o blocchi il «traffico» all'origine con un’efficace azione di
sorveglianza nei porti. Questa norma certamente si pone come un
indebolimento con il quale si attua una forma di controllo esterno sul
macro comportamento. Supponiamo, invece, che le singole famiglie
sviluppino una forma di educazione antidroga che crei nei giovani la
volontà di evitare l'assunzione di sostanze stupefacenti. Il sistema, in
questo caso, modificherebbe il proprio macro comportamento proprio per
effetto del controllo esercitato sui micro comportamenti degli elementi
che ne formano la base.
5 - Capire
i sistemi combinatori. Regole micro e macro
Per capire i fenomeni collettivi
occorre cercare di costruire un modello che rappresenti, in modo
semplice e chiaro, i meccanismi operativi dei sistemi combinatori che
quei fenomeni producono.
I sistemi combinatori possono essere
rappresentati con modelli di tipo differente e di crescente
difficoltà.
I più semplici sono i modelli descrittivi che
indicano, in linguaggio lessicale, gli elementi fondamentali necessari
per comprendere la logica operativa del sistema combinatorio, così come
indicati nei paragrafi precedenti e compendiati nel paragrafo 7. In
particolare, tali modelli devono specificare quali debbano intendersi i
micro e i macro comportamenti, l'impulso iniziale, i micro e macro
effetti, i fattori necessitanti e quelli ricombinanti; devono,
soprattutto, evidenziare come agisce il feedback micro-macro; possono,
da ultimo, indicare varie specie di rinforzi o di indebolimenti e le
possibili forme di controllo.
Più interessanti sono i modelli euristici che cercano di
simulare la dinamica del sistema esplicitando - o costruendo ad hoc - alcune semplici regole di funzionamento cui devono
attenersi tanto gli elementi
della base per attuare il loro micro comportamento - le denominiamo
regole micro o regole necessitanti - quanto il sistema nel suo complesso - le
denominiamo regole macro o
regole ricombinanti. Le
regole devono essere necessarie e sufficienti nel senso che dalla loro
congiunta azione deve generarsi il feedback micro-macro che consente al
sistema di sviluppare la propria dinamica producendo i fenomeni
osservati. Non necessariamente i singoli elementi che formano la base
devono essere consapevoli di tali regole; esse, tuttavia, devono
simulare quanto possibile il modus operandi del sistema. Il modello
euristico (così come quello verbale) può comprendere anche un modello
grafico che descriva tutti gli elementi caratteristici.
Si possono costruire, infine, modelli matematici e statistici di
simulazione che offrono una rappresentazione del comportamento dei
sistemi cercando di simulare la dinamica del macro effetto e/o del macro
comportamento anche in termini probabilistici (sono utili soprattutto
per rappresentare i sistemi di accumulazione e di diffusione indicati al
paragrafo 6) .
Il sistema voce-rumore, per esempio,
può essere rappresentato con il seguente modello euristico verbale che evidenzia
le regole che danno luogo
alla formazione del sistema combinatorio:
Regola micro = Fattore necessitante: se devi
parlare e senti un brusio o un rumore di fondo, alza la voce di qualche
decibel rispetto al rumore di fondo; se R è il rumore di fondo e V è l'altezza della voce, allora V si può determinare moltiplicando R per un coefficiente v>1 che dipende dall'ampiezza
dell'informazione posseduta dal parlante (numero di persone che devono
essere raggiunte dalla voce).
Regola macro = Fattore ricombinante: l’ambiente
conserva il rumore, la collettività rende necessarie o favorisce le
comunicazioni interpersonali; il rumore di fondo R è la conseguenza del livello della
voce dei singoli parlanti e ha un’altezza determinata dal livello medio
della voce, V, moltiplicato per un coefficiente di
rumorosità dell'ambiente, r, tenuto conto del numero N dei
parlanti e del coefficiente k di fonoassorbenza dell'ambiente
(solitamente è k£1); si può anche tenere conto di un parametro Q avente significato di fattore di
rumorosità proveniente da fattori casuali diversi dai micro
comportamenti (suono di campane, vociare esterno all'ambiente del
sistema, ecc.).
Feedback
micro-macro: il singolo, per farsi
udire, deve parlare con un volume di voce più alto di quello del rumore
di fondo che consegue dal macro comportamento. Il sistema produce un
rumore di fondo in funzione dei micro comportamenti di coloro che, per
farsi udire, devono parlare con voce alta; il macro comportamento
dipende dal coefficiente di rumorosità dell'ambiente in cui il sistema
opera. In un locale con acustica pessima il coefficiente di rumorosità
sarebbe superiore ad 1 e ben presto si svilupperebbe un rumore così
assordante da costringere i singoli a smettere; arriva il silenzio! Se
«per caso» qualcuno riprendesse a parlare, anche solo per dire «Che
silenzio!», ecco che «di necessità» il rumore di fondo riprenderebbe e
il sistema combinatorio ricomincerebbe ad operare.
Nel modello euristico sono state
indicate le variabili ed i parametri che ci consentono di costruire il
seguente modello matematico che traduce formalmente le regole micro e
macro:
V = R
v
[1]
R =
r V N k + Q
[2]
La [1] descrive il micro comportamento;
la [2] il comportamento complessivo. Il modello grafico è indicato in
figura 10.

Fig. 10 - Modello grafico del
Sistema voce-rumore
6 - La
teoria dei sistemi combinatori
E’ ora possibile riprendere le
considerazioni svolte nei precedenti paragrafi e formalizzare in dieci
punti una semplice teoria che interpreta ogni sistema
combinatorio:
1 - base ed ambiente del
sistema - è una pluralità (società, collettività, matrice,
ecc.) di N elementi E(n), con
1£n£N,
che può essere considerata come un’unità per un osservatore;
ciascun elemento può essere caratterizzato da più stati alternativi; lo
stato del sistema è rappresentato, in ogni istante, dalla configurazione
assunta dagli stati dei suoi elementi. La base opera (insiste, agisce,
si spande, ecc.) in un dato ambiente (località, territorio, area
geografica, ecc.), spesso caratterizzato da una forma specifica e da una
dimensione.
2
- micro comportamento (mc) - è la dinamica dei
cambiamenti di stato di un elemento; al micro comportamento si può
associare un micro effetto (me), come risultato dell’attuazione di quel
micro comportamento.
3
- macro comportamento (MC) -
è la dinamica dei cambiamenti di stato della base del sistema; i micro
comportamenti, «combinati insieme», provocano il macro comportamento
riferibile all’unità; a volte, al macro comportamento è possibile
associare un macro effetto (ME) che può essere pensato come l'output
osservabile dell'intero sistema.
4
- feedback micro-macro - tra macro comportamento del
sistema e micro comportamenti delle unità si deve osservare, o supporre,
un feedback rappresentabile come segue;:
MC
= F(mc)
[1]
mc
= f(MC)
[2]
essendo
F e f le funzioni - o le regole fondamentali del sistema
- secondo le quali si sviluppano i comportamenti:
a
- le micro regole f stabiliscono il micro comportamento
in funzione del macro, considerato come input istruttivo; le definiamo:
regole necessitanti;
b
- le macro regole F, che definiamo ricombinanti, indicano come i
singoli micro comportamenti si combinino per consentire al sistema di
sviluppare il macro comportamento.
5
- informazione incompleta e
limitata - I
combinatori sono tipicamente
sistemi ad informazione
incompleta in quanto ciascuno degli E(n) della struttura sviluppa i
propri micro comportamenti non considerando (se non come caso estremo)
il macro comportamento del sistema; sono, pertanto, ad informazione limitata in quanto il micro
comportamento di E(n) dipende da informazioni relative al comportamento
di un numero limitato di altre unità.
6
- densità minima e massima -
il feedback micro-macro si produce solo se il numero degli E(n) che
sviluppano il micro comportamento supera un numero minimo (Nmin o massa critica di
attivazione) e rimane inferiore ad un numero massimo (Nmax o massa critica di
saturazione) definibili di volta in volta per ogni specifico sistema;
affinchè sia osservabile il macro comportamento occorre, allora, che
sia:
(Nmin/N) = Dmin > 0,
(Nmax/N) = Dmax £
1,
avendo
indicato con Dmin e con Dmax, rispettivamente, le densità critiche di avvio e di saturazione perché si possa
manifestare il macro comportamento di un sistema combinatorio.
7
- caso e necessità - nei
sistemi combinatori si produce un macro comportamento solo quando «per caso» il numero di
componenti che sviluppano i micro comportamenti supera Nmin. Solo quando
viene raggiunta la massa critica si attiva il feedback micro-macro.
Quando i micro comportamenti non sono attivati e diretti da una «regia»
esterna, il sistema combinatorio richiede, di norma, un input casuale;
il feedback micro-macro, sorretto dalle regole necessitanti e
ricombinanti, garantisce che, di necessità, il sistema produrrà il
proprio macro comportamento. L’attività dei sistemi combinatori si può pensare,
pertanto, come derivata da una congiunta azione di «caso» e di «necessità»; possono pertanto
essere anche denominati sistemi «caso-necessità».
8
- fattori necessitanti e ricombinanti - il caso non è, di norma,
sufficiente ad avviare il macro comportamento; occorre anche un’azione
necessaria derivante da
qualche fattore necessitante (vincolo, regola,
condizione, convenienza, coercizione, imitazione, ecc.) che imponga ai
singoli elementi di adeguare il loro micro comportamento al macro
comportamento del sistema. D’altra parte, occorre che il sistema sia in
grado di ricombinare i micro
comportamenti o i micro effetti per produrre il macro comportamento o il
macro effetto; nel sistema deve esserci qualche fattore ricombinante così che
possano agire i fattori necessitanti.
E’
questo un elemento veramente importante ed è necessario esserne
consapevoli: per interpretare
l'attività dei sistemi combinatori occorre sempre comprendere la natura
sia dei fattori ricombinanti sia di quelli necessitanti perché, senza la
congiunta azione di tali fattori, non vi sarebbe feedback micro-macro e
non si produrrebbero i fenomeni collettivi che la teoria vuole
spiegare.
9
- rinforzi ed indebolimenti -
il comportamento del sistema può essere condizionato da azioni
ambientali che possono rinforzare il suo comportamento
o indebolirlo.
10
- controllo interno ed
esterno - il controllo del comportamento del sistema può
essere attuato con opportuni rinforzi o indebolimenti; può operare
agendo direttamente sul macro comportamento - lo definiremo macro controllo o controllo esterno (o esogeno) - o influendo sui micro
comportamenti; in questo caso il controllo sarà denominato micro controllo o controllo interno (o endogeno).
Queste caratteristiche trovano
rappresentazione in figura 9.
7 - Un
po’ di ordine. Tipologia di
sistemi combinatori
Nel presentare la logica dei sistemi
combinatori ho volutamente considerato insieme fenomeni alquanto diversi
tra loro (dal mucchio di immondizia alle ballerine del Can Can,
dall’epidemia alla faida, ecc.) proprio per dimostrare come, malgrado le
differenze specifiche, molte dinamiche collettive possano derivare dagli
stessi meccanismi ed avere analoga spiegazione.
Se, tuttavia, classifichiamo i sistemi
combinatori tenendo conto della specie del loro macro comportamento (o
del loro macro effetto), malgrado la varietà dei fenomeni prodotti
possiamo individuare cinque tipi fondamentali di sistemi
combinatori:
1 - sistemi di accumulazione,
2 - sistemi di diffusione,
3 - sistemi di inseguimento,
4 - sistemi d'ordine,
5 - sistemi di miglioramento e progresso.
[1]
- Consideriamo, innanzitutto, i sistemi «di accumulazione» la
cui attività si manifesta come accumulo di oggetti, di
comportamenti o di effetti di qualche specie; possono essere descritti
dal seguente modello euristico (figura 11):
REGOLA MICRO = FATTORE NECESSITANTE: se devi accumulare qualche oggetto con altri
analoghi (micro comportamento), cerca cumuli già fatti perché ciò ti dà
un vantaggio o riduce qualche svantaggio (fattore necessitante);
REGOLA MACRO = FATTORE
RICOMBINANTE: l’ambiente conserva gli oggetti accumulati o non
riesce ad eliminarli e mantiene i vantaggi dell’accumulo; tutti
accumulano (macro comportamento) e si forma un cumulo (macro effetto) di
qualche specie;
FEEDBACK MICRO
MACRO: più il cumulo (macro effetto) è grande più incentivo c’è
all’accumulo (micro comportamenti) di oggetti (micro effetti);
l’accumulo collettivo (macro comportamento) porta ad un cumulo sempre
più grande.

Fig. 11 - Modello di sistemi di
accumulazione
Questa logica si applica a fenomeni
alquanto diversi, tra cui la formazione di insediamenti urbani o
industriali della stessa specie, l’accumulo di immondizie, di graffiti,
di scritte sui muri; ma si applica anche a fenomeni quali lo scoppiare
dell’applauso, la formazione di code nelle rappresentazioni di moda, il
raggruppamento di negozi della stessa specie nella stessa via.
[2]
- I sistemi «di
diffusione» hanno quale macro effetto la diffusione di un «oggetto»
(di un carattere, di una particolarità o di uno «stato») da un numero
limitato a un numero elevato di elementi del sistema.
Il modello euristico che li descrive
comprende le seguenti regole (figura 12):
REGOLA MICRO = FATTORE NECESSITANTE: se vedi che un «oggetto» è diffuso allora per
te è «utile» possederlo o dannoso non possederlo (fattore necessitante)
e devi cercare di acquisirlo;
REGOLA MACRO = FATTORE
RICOMBINANTE: l’ambiente o la collettività conservano gli oggetti
diffusi e mantengono l’utilità del possesso dello«oggetto»; quanto più
alta è l’utilità o la necessità dell’acquisizione da parte degli
individui più l’oggetto si diffonde nella collettività;
FEEDBACK MICRO
MACRO: maggiore diffusione (macro effetto) implica maggiore
volontà di un’acquisizione (micro effetto); l’acquisizione singola
(micro comportamento) amplia la diffusione collettiva (macro
comportamento).

Fig. 12 - Modello di sistemi di
diffusione
I sistemi di diffusione spiegano
fenomeni alquanto vari: dalla diffusione della moda a quella delle
epidemie e della droga; dal sorgere di monumenti della stessa specie
nella stessa località (le torri di Pavia, per es.) alla diffusione e al
mantenimento di una lingua madre, oppure di usi e costumi.
[3]
- I sistemi «di
inseguimento» producono un fenomeno consistente in uno spostamento
graduale del sistema verso un obiettivo, un limite, un traguardo,
proprio come se il sistema, quale entità unitaria, inseguisse una meta o
cercasse di transitare verso stati sempre più «avanzati».
Può essere rappresentato dal seguente
modello euristico (figura 13).
REGOLA MICRO
= FATTORE NECESSITANTE: se c’è un
obiettivo cerca di conseguirlo; se c’è un limite, cerca di superarlo; se
un altro individuo ti supera, recupera lo spazio perso (gap negativo);
se sei alla pari con lui, cerca di avvantaggiarti; se sei in testa,
cerca di mantenere o di aumentare il vantaggio (gap
positivo);
REGOLA MACRO = FATTORE
RICOMBINANTE: la collettività riconosce validità all’obiettivo e
considera negativamente il limite; quanto più gli individui cercano di
superare il limite, tanto più aumenta la probabilità di superamento, con
vantaggio per chi riesce a superarlo; e ciò incentiva
l’inseguimento;
FEEDBACK MICRO
MACRO: se tutti cercano di superare il limite (macro
comportamento), allora esso s’innalza (macro effetto) annullando il
vantaggio di chi l’aveva in precedenza raggiunto (micro effetto); e ciò
impone ai singoli di superare il limite (micro
comportamento).

Fig. 13 - Modello di sistemi di
inseguimento
Questo modello può rappresentare
sistemi combinatori alquanto differenti: dall’inseguimento di record di
ogni specie alla formazione del brusio nei locali affollati; dalla
genesi delle faide e delle guerre tribali di ogni epoca al superamento
dei limiti di varia natura.
[4]
- Definiamo sistemi «d’ordine» quelli che producono
un fenomeno interpretabile come il raggiungimento e il mantenimento di
un ordine, di una disposizione ordinata o di una forma di qualche
specie, tra gli elementi che formano il sistema stesso; possono essere
descritti dal seguente modello euristico (figura 14):
REGOLA MICRO = FATTORE NECESSITANTE: vi sono vantaggi nel mantenere un ordine e
svantaggi nel romperlo; se vuoi acquisire i vantaggi o evitare gli
svantaggi cerca di coordinarti per mantenere l’ordine o per conseguirlo,
come indicato dalle regole che stabiliscono l’ordine;
REGOLA MACRO = FATTORE
RICOMBINANTE: quanto più si mantiene l’ordine più aumentano i
vantaggi di coordinarsi per mantenerlo e gli svantaggi nel
romperlo;
FEEDBACK MICRO
MACRO: l’ordine (macro effetto) genera la convenienza a mantenere
l’ordinamento e a rispettare le regole da parte dei singoli (micro
comportamenti); tutti mantengono un comportamento coordinato (macro
comportamento).

Fig. 14 - Modello di sistemi
d’ordine
I sistemi d’ordine interpretano
numerosi fenomeni: dal formarsi spontaneo di dinamiche ordinate (per un
osservatore) nei siti affollati (sale da ballo, piscine, strade
cittadine, ecc.) alla genesi di raggruppamenti che procedono uniti
(branchi in fuga, stormi di uccelli, folle, ecc.); dalla creazione di
sentieri nei campi, di carreggiate nelle strade asfaltate, di
successioni di buche nelle strade sterrate alla disposizione ordinata, e
spesso artificiale, di soggetti (ola allo stadio, ballerine del Can Can,
falange macedone).
[5] - I
sistemi combinatori «di miglioramento e di
progresso» possono classificarsi tra i sistemi «d'ordine» o tra i
sistemi «di diffusione»; li consideriamo come classe autonoma solo in
quanto hanno come effetto quello di produrre un progresso (secondo
giudizi di valore comunemente accettati) nello stato complessivo di una
collettività nella quale i singoli perseguono la ricerca di un
miglioramento individuale (vale a dire un innalzamento di qualche
parametro giudicato utile o favorevole). Possono essere descritti con il
seguente modello euristico (figura 15):
REGOLA MICRO = FATTORE
NECESSITANTE: se percepisci che il livello del tuo parametro di
miglioramento è inferiore al livello del parametro di progresso del
sistema - cioè che esiste un gap negativo tra il tuo stato e quello
degli altri - cerca di migliorare per ridurre il gap e, se possibile,
cerca di arrivare a un gap positivo; se percepisci un gap positivo, non
fare nulla, oppure cerca ulteriori miglioramenti per incrementare la
deviazione a te favorevole;
REGOLA MACRO = FATTORE
RICOMBINANTE: il sistema deve essere in grado di rilevare il
miglioramento individuale e di adeguare il parametro di progresso alla
media (o, più in generale, alla combinazione) delle misure di
miglioramento individuali;
FEEDBACK MICRO
MACRO: il miglioramento individuale (micro effetto) innalza il
parametro che misura il progresso collettivo (macro effetto); ciò porta
alla formazione di gap positivi e negativi che spingono i singoli a
migliorarsi per aumentarli (se positivi) o per eliminarli (se
negativi).

Fig. 15 - Modello di sistemi di
miglioramento e di progresso
Tra i fenomeni interpretabili con i
sistemi di miglioramento e di progresso ricordiamo la crescita della
produttività del lavoro nelle imprese, il miglioramento continuo della
qualità dei prodotti, il progresso nelle scienze e nelle tecniche e
l’evoluzione delle specie di qualsivoglia natura.
8 - Il
valore euristico della teoria dei sistemi combinatori
Dopo avere presentato la teoria dei
sistemi combinatori, sorge spontaneo domandarsi come essa, pur essendo
fondata su semplici caratteristiche, possa interpretare così tanti e
vari fenomeni.
Per la risposta, occorre ricordare che
ci sono almeno tre tecniche di spiegazione di un fenomeno:
a) spiegazione classica o per
causa-effetto; secondo questa tecnica, normalmente impiegata nelle
scienze sperimentali, un fenomeno viene spiegato facendolo derivare da
altri, considerati come sue cause; la spiegazione si arricchisce con
l’indicazione di leggi scientifiche e di teorie che dovrebbero
giustificare la dipendenza del fenomeno da spiegare dalle cause, tenendo
conto di alcune condizioni particolari relative alla situazione in cui
il fenomeno osservato si manifesta;
b) spiegazione sistemica; a volte
non esiste la causa di un fenomeno; esso si correla ad altri fenomeni e
contemporaneamente influisce su di quelli in un feedback continuo; la
spiegazione consiste allora nel ricostruire il sistema nel quale il
fenomeno osservato è inserito; la conoscenza dei legami sistemici è
sufficiente a comprendere come il fenomeno si produca in funzione di
tutti gli altri;
c) spiegazione procedurale; un tipo
di spiegazione molto diffuso; ricorriamo ad essa in tutti i casi in cui
un fenomeno non deriva da altri che lo producono (cause) o che sono
interrelati (sistema) ma è piuttosto il risultato dell’applicazione di
qualche procedura (processo, programma, elaborazione, algoritmo, ecc.)
che consenta di ottenerlo quale risultato da date, o supposte, regole.
La teoria darwiniana dell’evoluzione, ad esempio, rappresenta un potente
strumento di spiegazione procedurale dei fenomeni connessi alla dinamica
delle specie.
Appare evidente che anche la teoria dei
sistemi combinatori costituisce un efficiente strumento del system thinking per la spiegazione
procedurale dei fenomeni dinamici che derivano dall’azione di
collettività che possano essere considerate come unità osservative e non
solamente come aggregati di individui.
Tale teoria spiega come si formi e si
evolva il comportamento di quell’unità indagando i meccanismi di
interazione tra comportamenti individuali (micro) e collettivi (macro) e
cercando di individuare le regole da cui tali comportamenti
(ed i loro effetti) derivino.
Tre sono gli aspetti che la rendono
particolarmente efficace:
1 - essa non si limita a descrivere il
macro comportamento dell’unità oppure i comportamenti individuali ma
impone di ricercare e di esplicitare soprattutto il feedback tra macro e micro
comportamenti o tra loro effetti;
2 - per arrivare alla comprensione dei
fenomeni ascrivibili all’azione di sistemi combinatori, la teoria impone
di ricercare e di rendere palesi i fattori necessitanti (che
provocano il micro comportamento di ciascun elemento del sistema) e ricombinanti (che generano e
mantengono il macro comportamento dell’unità); essa arriva poi a
concludere che, in presenza di fattori necessitanti e ricombinanti
adeguati, «il caso» innesca
il processo dinamico del sistema che «di necessità», poi, si mantiene
influendo sui comportamenti individuali;
3 - la spiegazione procedurale offerta
dalla teoria non solo riesce a farci comprendere il meccanismo
operativo che produce i fenomeni indagati ma ci consente anche di
individuare le forme più efficaci di controllo.
Di questi e di numerosi altri fenomeni
si può ricercare una risposta Arriveremo mai a tenere sotto
controllo le ricerche di ingegneria genetica? Sarà possibile controllare
l’uso della clonazione? Si riuscirà a fermare il dilagante fenomeno del
rapimento di fanciulli per espiantarne gli organi? Si arresterà la corsa
al grattacielo sempre più alto, al ponte sempre più lungo e all’aereo
sempre più veloce? Si potrà controllare la produzione di sostanze
stupefacenti? La vita umana diventerà ancora più lunga? Come arrivare al
controllo demografico? Potremo controllare l’inquinamento? Si
abbandoneranno mai le lingue locali? Sarà possibile educare i popoli
“latini” ad attendere ordinatamente in coda? Come controllare il
processo di job-less production ormai avviato nelle economie industriali
progredite? Si fermerà la corsa verso lo spazio? Quanto è pericoloso
seminare odio e rancori tra gli appartenenti ad uno stesso Stato? Si può
contrastare la crescita delle megalopoli? Sarà possibile ridurre e
controllare l’evasione fiscale? I costi di produzione dei manufatti
diventeranno sempre più bassi? La miniaturizzazione di molti prodotti
(telefonini, computer, stampanti, ecc.) sarà spinta ancora più
oltre?solo dopo avere compreso il sistema
combinatorio che li genera.
Se la teoria dei sistemi combinatori ha
validità, la risposta appare chiara e, in molti casi,
preoccupante.
Per approfondire
l'argomento consultare Combinatory
System Theory oppure P. Mella, Razionalità e
Libertà nel comportamento collettivo, FrancoAngeli, Milano,
1999.
Commenti e
suggerimenti: scrivi all’Autore
Note al testo
Ordinario
di Economia aziendale all’Università di Pavia.
Si
veda Teoria generale dei
sistemi, I.L.I., Milano, 1971, pag. 27. L'autore della Teoria Generale dei Sistemi non
esita ad affermare che la
teoria dei sistemi "...
rappresenta un nuovo "paradigma" nell'ambito del pensiero scientifico
... " (Teoria Generale
dei sistemi, pag. 11; si veda anche pag. 145).
Il
system thinking è alla portata di tutti anche
se, purtroppo, si sta diffondendo con lentezza e con difficoltà; siamo,
infatti, troppo immersi in un contesto culturale nel quale prevalgono le
visioni di cause e di effetti apparentemente coerenti e non riusciamo a
vedere le cose da una "altezza
sufficiente" sì da cogliere l'unità, quindi il sistema, tra oggetti che
ci appaiono come singoli; Barry Richmond, Il pensiero sistemico, in Sistema Impresa, n. 5, ott.
1992, UTET, Torino.
Per
sistema intendiamo un
complesso di elementi che, pur agendo singolarmente, si comportano in
modo unitario - come se fossero un’unica entità - per produrre un dato
fenomeno, processo, o effetto. I sistemi formati da elementi aventi
funzione, funzionamento e topologia differenziata e specifica - cioè da
organi - di definiscono sistemi organizzati. Definiamo combinatori i sistemi i cui
elementi sono relativamente simili e sviluppano ciascuno un
comportamento analogo a quello degli altri. Il comportamento del
sistema, in quanto unità, deriva dalla combinazione dei comportamenti
analoghi dei suoi elementi simili. Per un approfondimento sulla generale
nozione di sistema e, in particolare per un più ampio esame dei sistemi
combinatori, si rinvia a P. Mella, Dai sistemi al system thinking,
FrancoAngeli, Milano, 1997.
In
genere è possibile circoscrivere anche un ambiente nel quale opera la base cioè un luogo reale o
immaginario nel quale si sviluppano i micro comportamenti e nel quale si
forma il macro comportamento. Un insieme di base può essere
rappresentato da 50 coppie di ballerini o da un branco di 500 elefanti o
dai 100 componenti di un coro o dai 5.000 autotreni che percorrono un
tratto autostradale. Ma l'azione di tali elementi è diverso a seconda
della specie e delle dimensioni dell'ambiente. I ballerini si
comporteranno in modo differente a seconda che si trovino in una sala da
ballo ristretta o ampia; gli elefanti terranno comportamenti diversi a
seconda che si trovino in un'ampia savana o in una ristretta vallata;
gli autotreni produrranno effetti diversi a seconda che il tratto
autostradale sia rettilineo o a curve.
Abbiamo
impiegato, ma con un significato diverso, la stessa terminologia di
Monod che, nel suo celeberrimo Il
caso e la Necessità, ha esaminato un potentissimo sistema
combinatorio: quello che porta ad una dinamica evolutiva in una
popolazioni ad opera di mutazioni casuali prodottesi ne DNA che si
propagano “di necessità” per il meccanismo replicativo invariante delle
cellule. L’autore ha considerato “il caso” solamente come fonte di
modificazione dell’informazione genotipica e “la necessità” solamente in
termini di meccanica riproduttiva del fenotipo ad opera del genotipo.
Non ha tuttavia evidenziato gli altri caratteri del sistema combinatorio
che descrive l’evoluzione e, in particolare, non ha considerato l’azione
del feedback micro-macro per la propagazione dei nuovi caratteri.
Nemmeno ha evidenziato l’esigenza di una densità minima di attivazione
e, quel che più conta, non ha compreso, tra i fattori necessitanti,
l’istinto di riproduzione e tra i fattori ricombinanti la teleonomia
esogena.
Per un esame di alcuni modelli
probabilistici si veda P. Mella, Libertà e Razionalità nel
comportamento collettivo, capp. 4 e 5, FrancoAngeli, Milano,
1999
La
«spiegazione» classica recita: «il fenomeno F presenta queste e queste
altre caratteristiche perché sono date le condizioni C e valgono le
leggi L e le teorie T». La spiegazione è valida se la congiunzione delle
premesse implica, quale conclusione, proprio il fenomeno indagato. Per
altre forme di spiegazione si rinvia al mio articolo: Il processo di
spiegazione e la chiusura operazionale (2000) alla pagina http://www.ea2000.it/paper/procspieg/prospie.htm